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La protagonista di questo romanzo è una donna che, delusa della propria vita, trova sfogo nel raccontare le vicende che l'hanno fatta soffrire e quelle che le hanno dato la gioa di vivere. L'autrice, nata durante lo svolgimento della guerra, restituisce uno spaccato dell'Italia di quei tempi e delle condizioni familiari in cui si trovavano gli italiani nel dopoguerra: pochi soldi da spendere principalmente per il sostentamento quotidiano, bambini ritirati dalla scuola e mandati a lavorare per contribuire alle spese familiari.

Aurora Scalviati era la migliore, fino al giorno di quel conflitto a fuoco, quando quel proiettile ha raggiunto la sua testa. Da allora, la più brava profiler della polizia italiana soffre di un disturbo bipolare che cerca di dominare attraverso i farmaci e le sedute clandestine di una terapia da molti considerata barbara: l'elettroshock. Quando per motivi disciplinari Aurora viene trasferita in una tranquilla cittadina dell'Emilia, si trova di fronte a uno scenario diverso da come lo immaginava. L'una e l'altra" è un romanzo a specchio, composto da due lunghe novelle che si collegano e si richiamano a vicenda. Una è la storia di una ragazza che, nella Ferrara del Quattrocento, si finge maschio per portare avanti la carriera di pittore (Ali Smith la immagina come segreto alter ego di Francesco del Cossa, autore degli splendidi affreschi conservati nel Salone dei Mesi di Palazzo Schifanoia); l'altra è la storia di Georgia - detta George - una sedicenne di oggi che si trova a fare i conti con l'improvvisa morte della madre, attivista politica forse tenuta sotto sorveglianza, pochi mesi dopo una visita a quegli stessi affreschi. Fine '800: a Castelnuovo, cittadina della Lucania, improvvisamente sparisce nel nulla don Sebastiano Rutigliano, potentissimo sindaco e notaio del paese. Dopo le iniziali ed infruttuose indagini, da Torino, viene inviato il capitano Vittorio Casalbore degli Ulivi, in passato già in Lucania per contrastare l'attività dei briganti, un ufficiale in aperto contrasto con le politiche repressive del Governo. Il compito non si presenta facile ma l'ufficiale non è abituato a demordere...
La morte ci lascia del tempo. Arriva, si prende una persona cara e ti lascia per alcuni mesi in una specie di torpore. Come in un sogno, per quanto tutto ciò che guardiamo o tocchiamo ce ne ricordi l'assenza, continuiamo a chiederci se stiamo vivendo in un mondo onirico o nella realtà. Non è che non avessi realizzato, anzi. Il dolore c'era già dall'inizio, ma arriva il momento in cui realizzi che niente sarà più come prima e l'unica cosa che ti resta da fare è accettare con rassegnazione che quel dolore e quel senso di perdita faranno parte del resto della tua vita. Per me, quel momento, arrivò forte come uno schiaffo, quella sera dopo la telefonata di Serena. Spensi i pensieri e andai a dormire. "New York 1941. Forse" non è un libro. È un viaggio attraverso lo specchio che inganna il lettore, conducendolo lungo una spirale fatta di suspense e continui colpi di scena, fino a una verità sconcertante. In apparenza, Frank Logan è un giornalista di denuncia che sta conducendo la sua indagine più complessa e pericolosa, all'indirizzo dell'uomo più potente di New York, sindaco e probabile futuro presidente degli Stati Uniti. Lo fa con l'aiuto della sua compagna Dorothy e del detective Jim Ross, il suo migliore amico. Un romanzo noir, sapientemente hard boiled, parrebbe al lettore. Ma qualcosa non va, qualcosa di oscuro, inquietante, terribile. Tutto parte dagli interrogativi. Georges ha sognato di bruciare la cartolina precetto per la guerra in Vietnam, di liberare Angela Davis e poi sposarla, di sfidare i carri armati dei colonnelli greci. Eppure, per ora, nelle rivolte del '68 parigino ha solo affrontato con la spranga di ferro alcuni gruppi di "ratti neri", come negli anni Settanta venivano chiamati gli studenti fascisti. Il teatro è la sua passione e il palcoscenico è ciò che lo lega a Samuel Akunis, regista greco scappato alla dittatura. Sarà quest'amicizia, nata per caso in un'aula dell'università, a portare Georges a vivere quel ruolo da protagonista della Storia che sogna da tempo. Gli abitanti di Paludazzo e Montesole si odiano da sempre. Dimenticati dalla storia con la S maiuscola, abbandonati tra le grinze di un Meridione inaccessibile, avrebbero potuto continuare a covare il loro rancore all'infinito se nei palazzi del potere romano qualcuno non avesse deciso di dare uno scossone alle loro vite. Accorpati nel neonato municipio di Fiumesecco, i due paesi confinanti sono chiamati a eleggere il primo sindaco unificato. La vigilia del voto è agitata da un atavico terrore che serpeggia identico da entrambe le parti: finire sotto il giogo dell'odiato nemico, governati dal candidato dell'altro campanile.
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